Hollande e il “patatra”
Non capita spesso che gli alert delle notizie contengano già un commento, eppure ieri l’email del Figaro con la “breaking news” sulla disoccupazione in Francia che è tornata a pungere iniziava con: “Doccia fredda”. Per tutto il 2013, tra qualche ritocco e qualche illusione statistica, il dato dell’occupazione in Francia è sembrato stabilizzarsi su valori non entusiasmanti ma nemmeno disastrosi, tanto che il presidente Hollande scommetteva di poter chiudere l’anno con una nota positiva (almeno) sulla creazione dei posti di lavoro.

Non capita spesso che gli alert delle notizie contengano già un commento, eppure ieri l’email del Figaro con la “breaking news” sulla disoccupazione in Francia che è tornata a pungere iniziava con: “Doccia fredda”. Per tutto il 2013, tra qualche ritocco e qualche illusione statistica, il dato dell’occupazione in Francia è sembrato stabilizzarsi su valori non entusiasmanti ma nemmeno disastrosi, tanto che il presidente Hollande scommetteva di poter chiudere l’anno con una nota positiva (almeno) sulla creazione dei posti di lavoro. Così ieri mattina tutti i giornali francesi titolavano sull’ora della verità per l’Eliseo, con analisi e proiezioni per capire se nella stagnazione francese ci fossero segnali, pur tenui, di ripartenza. Alle 18 sono arrivati i dati relativi a novembre: il numero di chi cerca lavoro senza averne uno da tempo è aumentato di 17.500 unità, per un totale di oltre 3 milioni e mezzo di disoccupati, secondo i dati del Pôle emploi e del ministero del Lavoro. In questo modo è stata quasi completamente coperta la riduzione promettente che c’era stata a ottobre, quando si era registrata una diminuzione di disoccupati di quasi 20 mila unità. Fra i disoccupati che hanno fatto qualche lavoretto, anche piccolo, i dati sono più incoraggianti: c’è stata una diminuzione di oltre ottomila persone – quanto basta per permettere al ministro Sapin di guardare al trimestre con occhio positivo, “un’inversione di tendenza si sta consolidando”, ributtando i problemi, come è ormai prassi nel metodo hollandiano, tutti nel futuro.
Nel 2014 si capirà se qualcosa di positivo sta accadendo, e si capirà come e quanto fa sul serio Hollande, con il suo premier Ayrault, quando parla di rifondazione fiscale o di stati generali per la crescita. Oggi Sapin e Ayrault andranno in un Pôle emploi in Bretagna, perché questo governo vuole “metterci la faccia”, anche quando in cambio si prendono fischi e scarpe. Oltre alle procedure ci vorrebbe anche una visione, come ce l’ha la Germania o ancora meglio la prodigiosa Spagna. Ma Hollande ha il terrore delle piazze e delle proteste, e così, come scrive l’Huffington Post francese diretto dalla socialista Anne Sinclair, si può solo dire: “Et patatra”.
Nel 2014 si capirà se qualcosa di positivo sta accadendo, e si capirà come e quanto fa sul serio Hollande, con il suo premier Ayrault, quando parla di rifondazione fiscale o di stati generali per la crescita. Oggi Sapin e Ayrault andranno in un Pôle emploi in Bretagna, perché questo governo vuole “metterci la faccia”, anche quando in cambio si prendono fischi e scarpe. Oltre alle procedure ci vorrebbe anche una visione, come ce l’ha la Germania o ancora meglio la prodigiosa Spagna. Ma Hollande ha il terrore delle piazze e delle proteste, e così, come scrive l’Huffington Post francese diretto dalla socialista Anne Sinclair, si può solo dire: “Et patatra”.